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Cosa fa un social media manager

Social Strategy: consigli riguardo alcuni tools.

Social Media Strategy: quali sono i tool utili?

Nell’articolo precedente abbiamo approfondito come creare una social media strategy ed abbiamo parlato di target, social più adatto, cosa pubblicare e quando pubblicare, ma esiste qualcosa che ci fornisce dei dati in base ai quali possiamo prendere le prime decisioni a riguardo? 
La riposta a questa annosa domanda è: si (siete stati fortunati). 

Chi è il target?
Questa è la prima domanda da porsi quando si inizia il lavoro. Capire chi è il target può dipendere dal fatto se la vostra azienda ha già una pagina social o meno. Infatti social come Facebook offrono un tool interno alla piattaforma che si chiama Facebook Audience Insight che permette di sapere tutte le informazioni riguardo il tuo target, potendo così creare l’elemento più importante di tutto il lavoro che dovrai svolgere, ovvero la buyer persona. Interessi, hobby, pagine seguite, ma anche età, sesso e altri informazioni utili a delineare chi è la persona che ci legge dall’altra parte dello schermo. La differenza tra l’avere una pagina già online e il non averla è questa: se avete già una pagina online questa analisi è perfettamente delineata sul vostro pubblico ovvero le persone che già avete in pagina, se non avete una pagina online allora settando nel modo più appropriato il tool vi permetterà di delineare nel modo più veritiero possibile un pubblico in un’area geografica ben precisa. 
Da tutto ciò potete ben capire l’importanza e la potenza di questo tool in quanto ci permette di poter intervenire sul nostro pubblico parlando come se conoscessimo ogni singola persona. In questa parte del lavoro, il Facebook Audience Insight sarà il vostro migliore amico
Ai dati forniti da questa piattaforma, se possibile, dobbiamo aggiungere tutti i dati che altri software aziendali (CRM, iscrizioni alla newsletter e così via) possono fornirci, in modo tale da poter disporre di un quadro sempre più completo di chi abbiamo di fronte.

 

Che social scegliere?
Capito chi è il nostro pubblico allora possiamo iniziare a ragionare su quale social dobbiamo pubblicare. Come abbiamo già accennato ogni social ha un pubblico ben definito per sesso ed età. Di conseguenza capire chi è il target ci fa capire automaticamente quali sono i social di riferimento. 

Cosa devo pubblicare?
Scelto il social a questo punto bisogna capire quali sono gli argomenti che più attirano il nostro pubblico in base al prodotto o servizio che vogliamo offrire. Per questo lavoro ci sono vari software online che possono aiutarci ad intercettare gli argomenti più interessanti per il target, per la precisione parliamo di: Answer The Pubblic oppure di Ubbersuggests o ancora Google Trends. Tirati fuori questi argomenti li testeremo pubblicando post a riguardo e grazie agli insight che tutti i social ci forniscono possiamo capire il gradimento del nostro pubblico. Tale attività è fondamentale perchè ci permette di intercettare le necessità del nostro pubblico al momento in cui nascono e quindi essere sempre presenti nel loro momento decisionale. 

Quando pubblicare?
E’ vero che nell’ultimo articolo vi abbiamo detto di testare degli orari in relazione al vostro pubblico, ma è pur vero che alcuni social, come Facebook, in relazione al pubblico della pagina, ci forniscono i dati di connessione suddivisi per fasce orarie. Generalmente la balena ha la testa rivolta alle ore della notte con un piccolo crescendo fino alle 12 dopo di che c’è un calo raggiungendo il minimo tra le 18/19 ed avendo il colpo di coda in prima serata. Questi dati sono utili, soprattutto all’inizio dopo di che testando possiamo capire quando riusciamo ad interagire meglio con il nostro pubblico.

Il nostro consiglio nell’attività social, però, rimane sempre lo stesso: testate, testate, testate.

Alla prossima.

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Cosa fa un social media manager

Strategia Social: l’hai mai creata?

Social Media Strategy: di cosa parliamo?

“Pubblico pubblico ma non raggiungo il risultato”, ma hai mai creato una vera strategia social?
Sai qual è il tuo pubblico e ti sei mai chiesto perchè stai pubblicando? Se la risposta è no allora continua a leggere ti daremo dei primi consigli su come focalizzare la tua pagina aziendale. 

Quando crei la tua pagina aziendale e prima di iniziare a pubblicare inizia a porti queste semplici domande:
– Perchè devo creare una pagina social?
– Qual è il target della mia azienda?
– Qual è il social più adatto alla mia azienda?
– Cosa devo pubblicare?
– Quando devo pubblicare?

Queste sono le prime domande da porti, fondamentali per darti un campo d’azione e focalizzarti su un obiettivo. Iniziamole a capire insieme.

Perchè devo creare una pagina social?
La pagina social può avere tanti scopi: vendere di più, raggiungere più persone possibile per far conoscere il tuo prodotto, far conoscere il tuo nuovo e-commerce, creare una community attorno al tuo business, far conoscere le tue capacità, capire cosa pensa la gente del tuo brand.
Inizia a pensare in questi termini e focalizza l’attenzione sul tuo scopo, ciò ti permetterà di dare un fine ad ogni tua singola pubblicazione.

Qual è il target della mia azienda?
Ecco quì le cose si iniziano a fare decisamente più interessanti. Studiare il target di certo non è una cosa semplice. Adesso ti do qualche consiglio e ti spiego perchè è importante fare questa analisi. 
Partiamo da un’attività già avviata ma che non ha una pagina social, il primo studio del target può partire dalle schede cliente. Queste già ci permettono di capire l’età, il sesso, la provenienza, lo stato sociale e tante altre informazioni del nostro pubblico. 
Non hai le schede cliente? Allora possiamo affidarci ad Audience Insight. Ogni social, generalmente, ne ha uno. E’ un tool potente che permette di capire, oltre all’anagrafica, i gusti e le intenzioni del pubblico di riferimento. 
Capire il target è importante perchè ci permette di capire come comunicare. Immaginate di avere un pubblico con età minima di sessant’anni, vi verrebbe mai di parlargli con un “bella fra”? Oppure sarebbe più logico rivolgersi con “Ciao” oppure “Salve”. Quest’esempio è significativo riguardo l’importanza della comprensione del target.

Qual è il social più adatto alla mia azienda?
Questa è una logica conseguenza del target. Ogni social ha un proprio fine e di conseguenza un proprio pubblico, parti da questi presupposti:
– Facebook: è un social generico che parla ad un pubblico più adulto dai 30 ai 65+;
– Instagram: è un social fotografico generico, che parla ad un pubblico che parte dai 25 fino ad arrivare ai 45/50;
– TikTok: social prettamente video creato per un pubblico giovane se non giovanissimo: si parte dai 13 anni per arrivare ai 25;

LinkedIn: questo è un social differente, mira a creare reti professionali, quindi è trasversale sia per l’età che per gli argomenti;
Twitter: ha un taglio più giornalistico, dato dalla lunghezza dei tweet;
Pinterest: social fotografico che ha lo scopo di ispirare le persone che lo frequentano.
Capire quale social sfruttare ci permette anche di capire cosa e come pubblicare, da quì, infatti scaturisce la domanda successiva.

Cosa devo pubblicare?
Domanda lecita a questo punto, abbiamo tutte le informazioni sufficienti per capire cosa pubblicare sulla vostra pagina social.
Facebook: è un social sempre in costante evoluzione. Nei suoi primi anni, si scriveva molto testo. Si è evoluto arrivando a preferire più le immagini. Attualmente la piattaforma blu è arrivata a dare più visibilità ai video ed alle dirette;
Instagram: è iniziato come social dedicato alle fotografie e lifestyle, adesso anche quì si punta molto alle dirette ed ai video;
TikTok: è un social giovanissimo. Si possono pubblicare solo video che si possono creare in piattaforma con i tantissimi filtri che mette a disposizione. Attualmente anche quì le live stanno prendendo il sopravvento;
LinkedIn: si cambia nettamente profilo di piattaforma. Funzionano ancora tanto i post scritti accompagnati da foto. Come abbiamo detto è un social finalizzato a creare reti di lavoro o a trovare lavoro, di conseguenza bisogna mettere in evidenza le proprie skills per poter attrare interlocutori per il proprio lavoro
Twitter: è un social dal taglio giornalistico. Tutti le testate giornalistiche e i politici comunicano su questo social, che in Italia non ha mai sfondato veramente.
Pinterest: viene definito social ispirazionale. Infatti molti entrano in questa piattaforma per vedere delle ricette oppure dove fare il prossimo viaggio, per scoprire nuovi interessi o how to. Quì funzionano ancora le classiche foto ma anche dei brevi video.

Ultima domanda che in pochi si fanno, ma ogni momento è buono per pubblicare? Quando devo pubblicare?
La risposta è testare, capire quando abbiamo più riscontri da parte del nostro pubblico. Ad esempio se dobbiamo pubblicare per un’attività che vende prodotti per neonati magari un orario utile può essere durante la nottata, oppure se dobbiamo pubblicare prodotti per sportivi, magari possiamo pubblicare in un orario in cui supponiamo che gli atleti sono in fase di rilassamento dopo un allenamento.
Da come potete capire, non tutti gli orari sono uguali, pensate al vostro target e pensate a quando è sul social scelto. 

In conclusione questa è la base per creare una vostra strategia. A questo punto avrete bisogno di un piano di comunicazione. Quindi capire quali argomenti pubblicare in quale periodo dell’anno, in base alla vostra strategia. 

 

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Cosa fa un social media manager

Necessiti veramente di un social media manager?

E' veramente il caso di chiamare un social media manager?

Domanda lecita e ancor di più in questo periodo di pandemia, ma serve veramente un Social Media Manager? 
Come succede la maggior parte delle volte, la risposta è dipende. 
Si vabbè, a questo c’ero arrivato pure io, da cosa dipende?
Ecco, dipende da qual è il tuo business, da come è strutturato e se è realmente adatto a reggere una strategia social.
Con questo intendo che prima di tutto il tuo business deve essere comunicabile. E’ vero che su Facebook o Instagram, praticamente troviamo quasi tutte le tipologie di pubblico, ma è altrettanto vero che comunicare un negozio di vestiti non è esattamente come comunicare per un’ azienda di riscaldamento industriale.
Con ciò non voglio dire che il secondo non è comunicabile, ma che inevitabilmente richiede un lavoro di fruibilità del contenuto molto più elevato rispetto al primo. 
Il secondo punto che ho elencato è: “da come è strutturata la tua azienda”. 
Ciò significa che se l’azienda ha il compito di voler vendere tramite i social, la domanda da porsi è: ci sono tutte le carte in regola per poter iniziare a vendere online? 
Capita spesso che l’azienda ha la volontà di vendere online e che tutto è pronto per raggiungere l’obiettivo, ma poi ai primi contatti online inizia il panico. C’è l’e-commerce ma non si sa chi spedisce, oppure non c’è il personale che deve occuparsi della buona riuscita della vendita. Quindi quando si iniziano a lavorare sui social bisogna assicurarsi che tutti gli step utili per raggiungere l’obiettivo siano stati correttamente sviluppati.
Ultimo punto elencato è reggere una strategia social. Quando si chiama un social media manager, non si può pensare che si occupi da solo della costituzione dei materiali.  

 

Ogni azienda è un mondo a sè, ha le proprie regole, la propria mission e vision, di conseguenza il lavoro 
social è frutto di una sinergia continua tra il consulente social e l’azienda stessa. Il consiglio che dò sempre è quello di diffidare dal consulente che dice: “mi occupo di tutto io”, perchè i tuttologi non esistono sulla terra e nessuno conosce la tua azienda meglio di te e per questo nessuno sa comunicarla con più attenzione, passione e forza rispetto te. 
Quindi considerati questi primi tre punti, e considerata la tua volontà di metterti in gioco, puoi porti la domanda “è veramente il caso di contattare un Social Media Manager”?
E’ il caso di chiamarlo se non hai conoscenze tecnico manageriale dei social. Non è la stessa cosa utilizzare Facebook dal punto di vista di un normale user, già il solo modo di pubblicare varia, perchè non scriverai più il contenuto quando ti passa per la testa, ma farai attenzione alle metriche che porteranno il tuo contenuto ad essere più o meno visualizzato e quindi ad avere più o meno like. 
Lavorare con un Social Media Manager significa avere una persona capace di individuare quali sono gli argomenti che più attirano pubblico e di conseguenza metterli a sistema tramite un piano editoriale, che prevede le pubblicazioni per lo meno settimanali. 
Curare i social oramai è di fondamentale importanza se vuoi aumentare le tue vendite. Le persone passano buona parte della propria giornata suoi social, ancor di più in questo periodo di pandemia e mostrargli costantemente i tuoi prodotti è il miglior modo per attirarli all’interno del tuo negozio. 
In conclusione se vuoi una risposta alla domanda iniziale la risposta è: si a meno che tu non abbia le conoscenze adatte per farlo da solo.

A rileggerci!

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Cosa fa un social media manager

Come si diventa social media manager?

Come si diventa Social Media Manager?

Una domanda frequente che mi viene fatta è: “come si diventa social media manager?

Domanda lecita ma che come la maggior parte delle volte può avere differenti risposte. 
Partiamo dal percorso più lineare e giusto, ma che ovviamente presuppone di sapere fin dai 19 anni cosa si vuole fare nella vita. 
Studiare il corso di Comunicazione e Marketing. Questa sicuramente è la strada più giusta per collezionare tutte le informazioni necessarie per svolgere al meglio questo lavoro. 
I corsi a queste facoltà si trovano un pò in tutta Italia, sia nelle Università pubbliche sia in quelle private. 
Dopo di ciò c’è una strada un pò più tortuosa, che è solitamente percorsa da tutte le persone che a 19 anni si vedono con la camicia bianca e la 24ore dietro ad una scrivania a fare l’avvocato ma poi nel corso della vita scoprono che quella non è la loro dimensione che invece scoprono essere quella del SMM. 
Bene in questo caso il percorso è tutto in salita, non tanto per il tempo da recuperare su quelli che a 23 anni sono laureati in comunicazione e marketing e già possono affacciarsi sul mondo del lavoro con forza e passione, ma più che altro bisogna strutturarsi in modo tale da trovare il modo migliore per poter avere quelle informazioni. A questo punto il discorso è iniziare di nuovo l’università oppure studiare da soli, ed in questo secondo caso si apre un mondo. 
Per affrontare questo secondo caso bisogna partire da alcuni presupposti, quali sono le caratteristiche di un social media manager? 
Cerco di enuclearle in base alla mia esperienza:  
passione: senza passione non si va da nessuna parte, prima di tutto perchè c’è un mondo da studiare prima di poter iniziare a lavorare e secondo perchè anche quando si pensa di essere arrivati sulla cima della montagna e aver studiato tutto, i social cambiano i propri algoritmi e quindi è tutto da iniziare da capo, quindi ne segue che la seconda caratteristica è,
– costanza nello studio: questa è fondamentale, la vita di un social media manager si divide tra il lavoro e lo studio. Prima di scegliere questa strada, tieni in considerazione questo fatto, se non ti piace studiare, magari non è il settore più adatto a te.
– ricerca delle informazioni da studiare: su questo mi sento di darti una mano. Se parliamo di social quali Facebook o Instagram, esiste una piattaforma creata dalla stessa azienda statunitense che rilascia delle certificazioni che si chiamano Facebook Blueprint, che accertano le conoscenze acquisite.

 

Dopo di che esistono tante altre piattaforme, sicuramente estremamente interessanti che rilasciano un proprio certificato. 
– capacità di programmazione in base agli obiettivi: anche se questa potrebbe essere una specializzazione nell’ambito dei social manager, credo che di base bisogna saper pensare in ottica raggiungimento dell’obiettivo, ciò significa poter mettere in campo le giuste strategie di comunicazione per raggiungere lo scopo che l’azienda si è prefissata.

Dopo queste caratteristiche di base ce ne sono altre in virtù a cosa preferisci specializzarti sui social media ed in questo caso la direttiva prende 3 strade differenti:
– copywriter
– grafico
– analista
Capiamo di cosa stiamo parlando.

Il copywriter è l’esperto che si occupa di cosa scrivere nel post, di quale linguaggio utilizzare o di quanto deve essere lungo un post. Ovviamente queste decisioni non saranno prese a gusto personale, bensì saranno il frutto di un’attenta analisi del cliente e del pubblico al quale si dovrà parlare.

Grafico è proprio come il copywriter, ma invece di occuparsi della parte testuale, si occuperà della fase visiva di un post. Per il mondo social questa è sicuramente è la figura più importante, in quanto durante lo scrolling delle novità sui social, la prima cosa che cattura l’occhio sicuramente è l’immagine che dovrà in un certo senso, rimandare al copy del post, per comunicare al pubblico.

Analista, è una figura che lavora in fase alternata ai due appena elencati. Infatti l’analista è la figura che si occuperà in prima analisi di delineare lo scenario all’interno del quale il copy ed il grafico dovranno navigare, e successivamente dovrà analizzare se la rotta grafica e verbale stanno raggiungendo l’obiettivo, oppure se c’è qualcosa da modificare in itinere. 

Ma oltre a questi ci sono molte altre figure che possono alternarsi all’interno dello scacchiere, ma quelle appena delineate sono le figure basilari nel mondo del social media manager. 
Conoscendo le figure ed avvicinandole al proprio essere si potrà capire quali sono gli studi più appropriati da svolgere per entrare all’interno del mondo del lavoro.

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Cosa fa un social media manager

Cosa fa il social media manager?

Di cosa si occupa un social media manager?

Che domanda bizzarra, ma siete sicuri che tutti sanno di cosa si occupa un social media manager? Andiamo per gradi.

Questi sono solo alcuni esempi quando cerco di spiegare ai miei amici o parenti il mio lavoro. 
In neretto quello che dico per spiegare il mio lavoro sotto la traduzione nella testa di chi mi ascolta.

Il mio lavoro consiste nell’aiutare le aziende a parlare tramite social, con prospect o clienti.
Traduzione: figo pubblichi post, lo faccio pure io sulla mia pagina social.

Il mio lavoro consiste nello sviluppare un piano editoriale per far si che le persone passo dopo passo si interessino al lavoro che fa l’azienda.
Traduzione: figo pubblichi post, lo faccio pure io sulla mia pagina social

Il mio lavoro consiste nel capire quali argomenti piacciono al pubblico quali invece sono da evitare poichè il pubblico non ne è attratto.
Traduzione: figo pubblichi post, lo faccio pure io sulla mia pagina social. 

Potete notare che siamo tutti social media manager, tutti possiamo pubblicare tutti abbiamo qualcosa da dire, ma la domanda che vi dovete fare è, raggiungete lo scopo che vi siete prefissati all’inizio? 

Se vi siete dati l’obiettivo di aumentare il numero di persone che vedono i vostri post, lo avete raggiunto? Se l’obiettivo è avere più persone in negozio lo avete raggiunto?  E’ quì che si passa dall’avere una pagina amatoriale ad una pagina professionale. 
Bisogna sempre considerare che sui social, come nella vita normale, l’abito fa il monaco e se la vostra pagina è sconclusionata, magari ha una pubblicazione ogni 3 settimane, oppure unite il lavoro alla vita privata, allora nessuno prenderà mai seriamente la vostra attività. 
Una volta che avete avviato la pagina social allora questa va curata e cresciuta proprio come un negozio fisico. L’attività deve essere giornaliera, ragionata e mai lasciata in sospeso, tutto deve avere uno scopo, tutto deve essere ponderato e studiato. 

Quindi il social media manager non è altro che una figura professionale, che dopo aver studiato come funziona il social, come comunicare con le persone, quale registro verbale è più idoneo utilizzare e soprattutto quale tipologia di post pubblicare, organizza le pubblicazioni per l’azienda, raccoglie materiale ed idee e lavora giornalmente su cosa pubblicare, quando pubblicare e a chi rivolgere il messaggio da pubblicare. 
Ma soprattutto il social media manager  è una figura che deve avere la totale fiducia dell’azienda e va lasciata lavorare perchè il “figo pubblichi post, lo faccio pure io sulla mia pagina social” non significa essere bravi a fare questo lavoro.

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Campagna Social: buyer persona (focus sul pubblico)

Le differenze tra: target, pubblico personalizzato e lookalike audience.

Il discorso che andiamo ad affrontare è di fondamentale importanza poichè ci permette di capire chi dovrebbero essere i destinatari delle nostre pubblicità.
Facebook ci mette di fronte, sostanzialmente a tre tipi di pubblico: la creazione di un nuovo pubblico, il pubblico personalizzato ed il lookalike audience.
Prima di procedere ad analizzare le differenze tra queste tre funzioni, è necessario capire cosa è una buyer persona, così da capire chi è il pubblico al quale fare riferimento.

La Buyer Persona
Partiamo prima di tutto con una definizione: “La Buyer Persona è uno strumento che disegna, attraverso le informazioni che raccogliamo, un prospetto ipotetico”. Analizziamo questa definizione. “La buyer persona è uno strumento”: viene definito in questo modo poichè attraverso questo processo di analisi, riusciamo a capire quali sono i prospetti che si alternano all’interno del nostro pubblico di riferimento. 
Quindi riusciremo a disegnare un prospetto ipotetico attraverso le “informazioni che raccogliamo”. Con tale locuzione si vuole intendere, che dobbiamo mettere in campo degli strumenti per raccogliere le informazioni che ci servono per delineare il nostro prospect. Quali sono questi strumenti?
– interviste di persona;
– questionari;
– interviste telefoniche;
– survey;
Con questi strumenti noi dobbiamo capire quali sono i trigger o le necessità che muovono all’acquisto del prodotto che vogliamo vendere.
Perchè è importante capire tutto ciò?
Attraverso questo processo riusciamo a capire il percorso che fa un prospect prima di diventare cliente, intercettiamo tutti i passi che compie prima di acquistare il nostro prodotto.
In tal modo decifriamo quali sono i possibili touch point tra l’azienda ed il cliente. 
Cosa sono i “touch point”?
Con tale locuzione si intendono tutti quei punti di contatto che possiamo instaurare con il cliente al fine di intercettare le loro necessità.
Di conseguenza attraverso le varie domande che poniamo dobbiamo carpire le informazioni importanti come quelle demografiche o capire cosa lo ha mosso a cercare quel tipo specifico di prodotto. Capendo queste due informazioni, quando andremo a parlare del nostro prodotto punteremo sviluppare risposte alle domande che abbiamo collezionato in fase di studio, in modo da far capire ai nostri prospect, che stiamo parlando proprio a loro, delle loro necessità e dei loro problemi.
Delineato il nostro prospect, è facilmente intuibile in che modo creare il nostro pubblico. Infatti tutte le possibilità di creazione del pubblico che ci sottopone Facebook, partono dal presupposto che noi conosciamo estremamente bene il nostro target. Ma vediamo più da vicino cosa sono.

Creazione di un nuovo pubblico
Tramite questa voce creiamo ex novo un pubblico, andando a delineare il range di età, la geolocalizzazione e gli interessi. 

Pubblico personalizzato
Con tale funzione delineiamo un pubblico, che in vario modo, ha avuto delle interazioni con la nostra pagina. Così  potremmo utilizzare il tanto caro “retargeting”, ovvero proporre nuove pubblicità a quel pubblico che già ha avuto modo di conoscerci.
Tra i vari pubblici personalizzati abbiamo:
pubblico personalizzato per origini: 
– sito web;
– attività in app;
– elenco clienti;
– attività offline.
pubblico personalizzato per origini di Facebook:
– video;
– modulo per acquisizione contatti;
– esperienza interattiva;
– acquisti;
– account Instagram;
– eventi;
– pagina Facebook;
– annunci su Facebook.
Tramite tali personalizzazioni possiamo scegliere quale pubblico sottoporre al nuovo flusso della nostra pubblicità, in modo tale da farlo scorrere all’interno del funnel, facendolo passare da un pubblico freddo ad un pubblico che inizia ad avere in mente il nome del vostro brand.

Lookalike Audience
Chiamata anche “pubblico simile” è una modalità di creazione del pubblico. Tramite tale funzione Facebook crea automaticamente un nuovo gruppo target simile ad un gruppo di persone che abbiamo precedentemente targettizzato.
Con tale pubblico si potranno raggiungere altre persone che hanno caratteristiche simili ai clienti esistenti.
Scegliendo un pubblico di partenza, sarà poi l’intelligenza artificiale di Facebook ad identificare i punti simili all’interno del pubblico acquisito.
Delineato il pubblico al quale dovrà “ispirarsi” il social media, dobbiamo scegliere in quale area geografica andarlo ad identificare.
L’ultimo step è quello di scegliere il grado di vicinanza del nuovo pubblico a quello vecchio, tale range varia da 1 a 10, uno vuol dire che il pubblico è totalmente uguale a quello di partenza, dieci invece che il pubblico è decisamente più ampio. il valore giusto oscilla tra il 4 ed il 6.

Tale focus è stato necessario per entrare verticalmente all’interno del concetto di target e di conseguenza nel mondo delle ads dei social media.

                Buona lettura!

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Campagna Social: qual è la struttura? (parte 2)

Campagna social: se la differenza la fa il “Test A/B”?

La scorsa settimana abbiamo trattato la differenza tra i vari obiettivi social, rimaniamo ancora nel livello “campagna” ed  analizziamo le altri voci che si presentano lungo la programmazione di questa macro area.

Inserzione speciale?
Dopo aver dato il nome alla nostra campagna, la prima cosa che Facebook ci chiede è: stai facendo inserzioni speciali?
Con questo termine il social intende verificare se la nostra inserzione tratta: credito, impiego, abitazioni, temi sociali o politica, se non trattiamo questi argomenti non dobbiamo cliccare sul bottone e lasciare la voce su NO.
Facebook ha creato tale voce per evitare che le persone siano soggette a discriminazioni illegali.

Dettagli della Campagna
Eseguito tale doveroso step, addentriamoci nei dettagli. Facebook ci chiede che tipo di acquisto vogliamo fare. Con tale voce intende capire in che modo vogliamo acquistare le inserzioni, generalmente vengono fatte con il metodo dell’asta. Ciò significa che Facebook, vende le inserzioni in base ad un mix creato tra le offerte economiche che gli pervengono e la pertinenza dell’inserzione. 
Dopo di che, se non lo abbiamo ancora fatto, ci farà creare un limite di spesa per le pubblicità, tale limite non verrà mai superato.

Cos’è il “Test A/B”?
Creato ciò la domanda che ci viene proposta è: vuoi fare un test A/B? 
Tale è fondamentale per capire se ciò che stiamo proponendo è accettato dal nostro pubblico e quindi se avrà appeal sullo stesso. 
Il test A/B ci permette di capire, in un range di due inserzioni, quale performa meglio in relazione al cambiamento di una singola variabile. Cosa vogliamo dire? Considerata un’ inserzione, non riusciamo a decidere quale immagine inserire tra una doppia opzione. Allora decidiamo di effettuare un test. Decidiamo la cifra che vogliamo spendere (il minimo da investire è deciso da Facebook in base al pubblico, ai giorni di test ed altre variabili) in base alla quale varia la percentuale di precisione del test, ovviamente più ci avviciniamo al 100% più abbiamo la sicurezza riguardo quale immagine scegliere. 

Finito il test, Facebook ci indicherà quale delle due inserzioni performa meglio e quindi di conseguenza, quale dobbiamo scegliere per la nostra campagna.
Le variabili che possiamo testare riguardano:
– l’immagine; 
– il video;
– il testo dell’inserzione;
– età e genere;
– il pubblico salvato;
– l’ottimizzazione del budget della campagna.
Nel test A/B entrambe le campagne saranno online nello stesso momento ed avranno a disposizione lo stesso budget, ciò significa che se decidiamo di spendere €6.00, tale somma verrà divisa in parte uguali per le due variabili da testare.
Fatto ciò andremo a decidere quale metrica vogliamo testare in base alla variabile scelta.

L’ottimizazzione del budget
Rimane l’ultima voce, ovvero decidere se ottimizzare il budget della campagna.
L’ottimizzazione si usa nei casi in cui si hanno più gruppi di inserzioni e di conseguenza più inserzioni attive nella stessa campagna. 
Cliccando su tale voce, la piattaforma automaticamente, andrà a bilanciare il budget in base ai dati di performance dei gruppi di inserzione.
Ciò è molto utile poichè regola automaticamente il budget su quelle inserzioni che performano meglio, spingendole con un budget più alto rispetto a quelle che hanno un andamento più lento.
Cliccando su Si, in questo caso comparirà una nuova voce che ci farà decidere se utilizzare il budget giornaliero o per l’intera campagna. 
Quando inseriremo il budget questo non verrà mai superato.

Compilate queste voci si apre la strada per la programmazione dei gruppo di inserzione. 
Alla prossima!

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Campagna Social: qual è la struttura? (parte 1)

Campagna social: quale obiettivo scegliere?

Nei mesi precedenti abbiamo studiato le voci di Facebook Insight e come analizzarle ( per chi non ha letto scorrete il blog e troverete tutte le informazioni utili), oggi inizieremo un nuovo percorso che ci porterà alla costruzione di una campagna social analizzando tutti gli step da fare per non lasciare nulla di intentato ed ottenere il massimo profitto dalle inserzioni. 
Per affrontare tutti gli argomenti futuri, dobbiamo prima affrontare un argomento importantissimo, ovvero la differenza che si nasconde dietro le parole:  Campagna, Gruppo Inserzioni e Inserzione. E’ quì che inizia la magia della campagna social.

Cos’è una campagna social?
Quando parliamo di campagna social ci riferiamo al primo step da affrontare, ovvero dove si deve decidere l’obiettivo della campagna. 
Abbiamo 3 macro obiettivi a disposizione: Notorietà, Considerazione e Conversione
Vediamoli singolarmente.

Notorietà
La notorietà rappresenta il primo step di una campagna social e si pone come scopo o quello di far conoscere a più persone possibili il nome dell’azienda oppure di far ricordare il nome dell’azienda.
All’interno di questa voce troviamo due micro obiettivi che sono: notorietà del brand e copertura
Scegliendo la prima voce, decidiamo di voler mostrare le nostre inserzioni alle persone che potrebbero ricordarle. In questo modo andiamo a lavorare sul concetto di branding con lo scopo di far in modo che le persone sappiano che esista un nuovo marchio sul mercato. 
La seconda voce invece, copertura, tende a far vedere le inserzioni al numero maggiore possibile di persone. 

Considerazione
Scegliendo tale obiettivo si vuole far in modo che le persone pensino all’azienda e che quindi arrivino a chiederne informazioni.
All’interno di questa voce abbiamo differenti obiettivi che sono: traffico, interazione, installazione dell’app, visualizzazione del video, generazione di contatti e messaggi. Analizziamo i più comuni tra questi.

Si sceglie la voce traffico quando si vuole indirizzare le persone su una destinazione che può essere il sito internet o un evento su Facebook.
Interazione si utilizza al momento in cui si vuole avere un rapporto con gli utenti, quindi si cerca di spingerli a mettere il mi piace, a condividere il contenuto oppure a commentare il post.
Messaggi si utilizza al momento in cui si desidera che le persona contattino l’azienda tramite Messenger, Direct di Instagram o Whatsapp.

Conversione
E’ l’obiettivo che si sceglie al momento in cui si vuole che il follower faccia azioni particolari come l’acquisto, richieda informazioni oppure vada nel punto vendita.I micro obiettivi in questo caso sono: conversioni,  vendita dei prodotti a catalogo e traffico nel punto vendita. 
L’obiettivo conversioni si sceglie nel momento in cui si vuole che le persone facciano azioni importanti, come richiesta di informazioni per l’acquisto, od effettuino l’acquisto. Quando invece vogliamo che le persone vengano nel nostro negozio, allora scegliamo la voce traffico nel punto vendita.Infine si sceglie l’opzione vendita dei prodotti a catalogo quando si vuole mostrare alle persone i prodotti che abbiamo inserito nel nostro catalogo.

Come potete notare i tre macro obiettivi che Facebook, ma che in generale tutte le piattaforme, ci propongono vanno a formare quello che in gergo viene chiamato funnel (imbuto). Tale percorso inizia con la notorietà, che rappresenta la parte più ampia del nostro imbuto dove entreranno molte persone e finisce con la conversione, dove arriveranno solo una parte di tutti coloro che sono entrati nel primo step. 
In realtà esiste anche un ulteriore step successivo alla conversion, che sarebbe quello della loyalty, nella quale entrano i clienti più fedeli che decidono di essere, in tal modo, non solo clienti che acquisteranno ancora i nostri prodotti, ma ancor di più ci pubblicizzeranno ai loro contatti tramite passaparola, facendoci così da “testimonial”.

Nel prossimo articolo parleremo dello step successivo della campagna social, ovvero del gruppo inserzione.

Alla prossima

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Facebook Audience Insight

Facebook Audience Insight: il veggente

Facebook Audience Insight: il veggente

In questo periodo, abbiamo studiato varie voci che ci aiutano a capire il nostro target: il dispositivo usato, l’età del pubblico o la loro provenienza. Tutti questi dati come abbiamo più volte detto sono presenti all’interno della pagina Insight di Facebook che è a disposizione di tutti coloro che gestiscono una pagina sulla piattaforma, ma coloro che sono un più addentrati nella materia, conoscono il Business Manager di Facebook. 
Tale tool messo a disposizione dal social, non è altro che un gestionale, che aiuta in tutte le operazioni riguardanti la pagina, tra i vari aiuti messi a disposizione c’è l’Audience Insight utile per lo studio del target.
All’interno di questa voce troviamo tutti i dati di cui abbiamo parlato fino ad ora ma anche di più in riferimento sia al pubblico già presente sulla pagina gestita sia ad un pubblico che vogliamo ipotizzare come destinatario della prossima campagna social.

Ma praticamente a cosa serve l’ Audience Insight?
Si entra nella pratica di chiaroveggenza di Facebook. Questa risorsa è usata in fase di programmazione delle campagne, ci predice il nostro pubblico permettendo di studiarlo alla perfezione, capendo più approfonditamente l’età del pubblico e la sua composizione demografica, in quale zona è più attivo, con quale cellulare si connette ai social, se è sposato ed anche il grado d’istruzione, per i pubblici più numerosi si riesce a capire quali pagine seguono e a quali categorie fanno parte.

Ma a cosa ci serve sapere questi dati?
Conoscere questi dati ci aiuta nella programmazione della campagna pubblicitaria. 
Saremo in grado di sapere in precedenza a chi parliamo, dove vive in prevalenza il target, con quale cellulare si connette sulla piattaforma, ma possiamo avere degli aiuti anche in targettizzazione, infatti possiamo sapere a quali pagine il nostro pubblico fa riferimento. Tutto ciò è utile al fine di sapere le caratteristiche del nostro pubblico e strutturare la campagna in modo tale da essere più performante per quel pubblico specifico. Infatti come già abbiamo avuto modo di dire in riferimento al pixel, la pubblicità profilata ed offerta alle giuste persone non è solo un ritorno effettivo per l’azienda ma lo è anche per chi la legge in quanto, essendo interessato a quegli argomenti specifici, ha una possibilità maggiore di trovare beneficio quando gli viene somministrato l’adv.

In sostanza l’Audience Insight di Facebook ci aiuta nella creazione delle pubblicità, in modo da essere più “friendly” per le persone che la leggono, lo scopo di Facebook è che la pubblicità si mimetizzi all’interno del feed utente e che quindi non sia di disturbo.
Se già la piattaforma aveva cambiato il modo di fare pubblicità con la targettizzazione degli interessi, adesso ci aiuta ancora di più dicendoci in precedenza tutto riguardo il nostro target, in modo da far aderire ancor di più il nostro adv agli interessi ed alle reali conoscenze del pubblico di riferimento.

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Facebook pixel spiegato dalla CSM Agency

Facebook Pixel: lo stregone del social

Facebook Pixel: l'arma per raggiungere il tuo target

Avete presente quelle pubblicità che vi compaiono su Facebook dopo che avete visitato un sito internet? 
Benvenuti nel mondo del retargeting, argomento di discussione di questa settimana e più precisamente il retargeting sviluppato tramite il Pixel di Facebook, ma andiamo per gradi.

Cosa è il retargeting?
Il retargeting è quella tecnica utilizzata nel mondo adv per sottoporre la pubblicità a persone che hanno avuto già uno o più contatti con la nostra azienda. 
Si utilizza per parlare a clienti che sono in fase hot e che sono, di conseguenza, più propensi alla conversione. Se non è chiaro quello che sto dicendo ecco un esempio: state navigando con il vostro telefonino e siete sul vostro ecommerce preferito. Dopo un’attenta analisi avete trovato lo smartphone che fa per voi, lo mettete nel carrello per concludere l’acquisto. Ma appena prima di spingere sul tasto acquista, vi squilla il telefonino, finite la chiamata ma poi arriva il marito fastidioso che non trova i calzini, quindi dimenticate l’acquisto del vostro smartphone nuovo all’interno del carrello. Appena riprendete il telefonino, vedete Facebook perchè avete 100 notifiche, e che succede in quell’istante? Vi accorgete di un’ads dell’ecommerce sul quale stavate concludendo l’acquisto che vi sottopone proprio il telefono che avete lasciato nel carrello. Ma che stregoneria sarà mai questa? Mi spiace deludervi, non si tratta di magia ma solo di Facebook Pixel.

 

Cos’è Facebook Pixel?
Tecnicamente il Facebook Pixel non è altro che un pezzo di codice, fornito dal social, da aggiungere nell’ head di alcune pagine del vostro sito web, per delineare il pubblico che dal social scorre le pagine del vostro sito. 
Ma nella pratica a cosa serve?
Tra le altre cose a:
– Tracciare il numero di conversion sul sito;
– Costruire le custom audience.

 Al momento in cui una persona dal social va sul sito internet, sviluppa un evento (che può essere quello al punto uno ma anche altri che si possono scegliere sulla piattaforma) questo evento è come se rimanesse scritto sulla sua fedina social (i famosi cookie), di conseguenza, noi possiamo ripescare quell’evento e costruire una custom audience tramite la quale sottoporre pubblicità a quel gruppo di persone in particolare.
Tornando al nostro esempio precedente, possiamo creare un pubblico personalizzato su tutte quelle persone che hanno un carrello abbandonato e mostrargli quegli stessi prodotti che erano in procinto di acquistare
Altro esempio potrebbe essere in riferimento a quelle persone che hanno visitato la pagina dei prezzi, in questo caso si possono retargettizare offrendo un incentivo all’acquisto.
In sostanza il pixel è l’autore della magia che permette alle pubblicità sui social di perseguitarci e mostrarci proprio quel prodotto che vogliamo acquistare.

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