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Mese: Luglio 2020

Facebook pixel spiegato dalla CSM Agency

Facebook Pixel: lo stregone del social

Facebook Pixel: l'arma per raggiungere il tuo target

Avete presente quelle pubblicità che vi compaiono su Facebook dopo che avete visitato un sito internet? 
Benvenuti nel mondo del retargeting, argomento di discussione di questa settimana e più precisamente il retargeting sviluppato tramite il Pixel di Facebook, ma andiamo per gradi.

Cosa è il retargeting?
Il retargeting è quella tecnica utilizzata nel mondo adv per sottoporre la pubblicità a persone che hanno avuto già uno o più contatti con la nostra azienda. 
Si utilizza per parlare a clienti che sono in fase hot e che sono, di conseguenza, più propensi alla conversione. Se non è chiaro quello che sto dicendo ecco un esempio: state navigando con il vostro telefonino e siete sul vostro ecommerce preferito. Dopo un’attenta analisi avete trovato lo smartphone che fa per voi, lo mettete nel carrello per concludere l’acquisto. Ma appena prima di spingere sul tasto acquista, vi squilla il telefonino, finite la chiamata ma poi arriva il marito fastidioso che non trova i calzini, quindi dimenticate l’acquisto del vostro smartphone nuovo all’interno del carrello. Appena riprendete il telefonino, vedete Facebook perchè avete 100 notifiche, e che succede in quell’istante? Vi accorgete di un’ads dell’ecommerce sul quale stavate concludendo l’acquisto che vi sottopone proprio il telefono che avete lasciato nel carrello. Ma che stregoneria sarà mai questa? Mi spiace deludervi, non si tratta di magia ma solo di Facebook Pixel.

 

Cos’è Facebook Pixel?
Tecnicamente il Facebook Pixel non è altro che un pezzo di codice, fornito dal social, da aggiungere nell’ head di alcune pagine del vostro sito web, per delineare il pubblico che dal social scorre le pagine del vostro sito. 
Ma nella pratica a cosa serve?
Tra le altre cose a:
– Tracciare il numero di conversion sul sito;
– Costruire le custom audience.

 Al momento in cui una persona dal social va sul sito internet, sviluppa un evento (che può essere quello al punto uno ma anche altri che si possono scegliere sulla piattaforma) questo evento è come se rimanesse scritto sulla sua fedina social (i famosi cookie), di conseguenza, noi possiamo ripescare quell’evento e costruire una custom audience tramite la quale sottoporre pubblicità a quel gruppo di persone in particolare.
Tornando al nostro esempio precedente, possiamo creare un pubblico personalizzato su tutte quelle persone che hanno un carrello abbandonato e mostrargli quegli stessi prodotti che erano in procinto di acquistare
Altro esempio potrebbe essere in riferimento a quelle persone che hanno visitato la pagina dei prezzi, in questo caso si possono retargettizare offrendo un incentivo all’acquisto.
In sostanza il pixel è l’autore della magia che permette alle pubblicità sui social di perseguitarci e mostrarci proprio quel prodotto che vogliamo acquistare.

A rileggerci!

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Cosa c'entra l'apple col tuo target?

Apple e target: cosa c’entra l’uno con l’altro?

Android o Apple? Cosa usa il tuo pubblico?

Come consuetudine in questo periodo, continuiamo ad affrontare il discorso della buyer persona. Ci siamo occupati della definizione del pubblico sotto un un punto di vista demografico o delle sue abitudini, oppure abbiamo cercato di capire quali contenuti catturano la sua attenzione tramite lo studio dei post o dei video pubblicati in passato. Tutto ciò al fine di delineare perfettamente la forma di chi ci segue sui social.

Bastano queste attività per capire a chi rivolgerci?
La risposta potrebbe essere positiva o negativa, tutto dipende da cosa si deve promuovere. Il discorso inizia a farsi interessante al momento in cui si decide di rivolgersi, ad un pubblico economicamente più facoltoso. Per fare questo processo ci sono degli step sia “interni” che “esterni” che andrebbero affrontati, ovvero: definizione del prezzo e definizione del pubblico a cui rivolgere l’attività online, che sia adeguato al prezzo stanziato per il prodotto da promuovere.

Il prezzo perchè è importante?
Ogni singolo prodotto, dal più frivolo al più importante, può essere rivolto ad un pubblico specifico, in base al prezzo di vendita. Tale decisione è dirimente in relazione al pubblico, infatti più il prodotto è venduto ad un prezzo alto più si rivolge ad un pubblico determinato. Tale decisione però deve essere presa anche in relazione a molte altre circostanze che vanno a giustificare il prezzo. Infatti più il prodotto ha un valore economico maggiore più l’acquirente ha un’aspettativa elevata in relazione a quel prodotto. Infatti anche un semplice elastico per capelli, se venduto ad 1€ è praticamente acquistabile da chiunque, ma se venduto a 5€ vede il proprio pubblico affinarsi. Chi lo acquista a 5€ si aspetta di acquisire un posizionamento sociale, magari perchè un noto influencer veste quello stesso elastico, magari l’elastico è costituito da un prodotto che lo rende praticamente indistruttibile, in sostanza deve esserci un valore aggiunto rispetto alla concorrenza. Questo primo step è fondamentale. 

 

Ma cosa c’entra il prezzo col target social?
Definito il prezzo, è il momento di rivolgere la pubblicità a persone che possono raccogliere il messaggio ed acquistare il prodotto. Infatti, indirizzare gli annunci ad un pubblico errato causa unicamente un danno economico, in quanto sia la  reach che l’ engagement potranno essere elevati, ma al contrario la conversion sarà bassa.
Facebook per risolvere questo problema fornisce due mezzi interessanti: uno è la possibilità di scremare il pubblico in base al reddito o l’altro in base alla tipologia di device con cui si connettono al social.
Se con l’opzione del reddito si potrebbe non avere un grande riscontro, la scelta interessante è la voce relativa al device di connessione. 

Come può un device farci capire quanto può spendere una persona?
La risposta è frutto di un percorso: se considerate il prezzo medio dei device android e quello dei device iOS, vedrete che gli android hanno prezzo minore. Di conseguenza chi è titolare di iOS sicuramente potrà spendere cifre maggiori quando effettua un acquisto. 
Ovviamente questa tecnica si basa sulla legge dei grandi numeri in quanto anche una fetta degli acquirenti android avrà nelle proprie mani un telefono dall’alto costo, ma per ottimizzare il nostro investimento online e delineare il nostro pubblico al 100%, la scelta migliore è ragionare scegliendo chi sicuramente ha un telefono della grande mela.

In conclusione, in questo modo possiamo definire il fil rouge che collega un apple alla targettizzazione di un pubblico facoltoso.

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CSM-approfondiamoildiscorsovideo

Hai mai studiato la voce “video” degli insight?

Lo sapevi che l'interazione video è maggiore???

L’evoluzione degli utenti Facebook è stata lenta ma costante, negli anni si è passati in modo graduale dai post molto scritti con poche immagini, a quelli con prevalenza di figure fino ad arrivare all’attuale tendenza in cui i video hanno raggiunto un’importanza primaria nello scacchiere delle pubblicazioni.

Come d’abitudine  la nostra analisi partirà dalla voce “Video” dell’insight, per poi divagare sull’uso importante ed oramai quotidiano che gli utenti ne fanno.

“Video” nella voce insight di Facebook
La voce “Video” è molto breve e nelle fattezze assomiglia in parte alla voce “Post” di cui abbiamo parlato la scorsa settimana, infatti all’interno di tale voce riusciamo a capire quale tipologia di video è più attraente per il nostro pubblico e quale video è stato consumato maggiormente. Come al solito il discorso si ripete, capire cosa piace ai nostri utenti per modellare il nostro calendario editoriale e quindi fornire contenuti d’impatto al nostro pubblico.

Ma cosa posso farci con un video?
Il video oltre ad essere importante in quanto crea interazione diretta con i nostri followers è un mezzo interessante all’interno dello scacchiere pubblicitario.

 

Quando in futuro parleremo della pubblicità, scopriremo che dovremmo percorrere un “imbuto”, funnel, prima di poter dire di aver conquistato un cliente, e tale percorso sarà costituito fondamentalmente di tre fasi, Awareness, Consideration ed inconclusione Purchase. 
Durante la consideration è consigliato, infatti, pubblicizzare la propria attività con un video, grazie al quale si riuscirà più facilmente ad attirare verso l’acquisto, il futuro cliente.

Ma quali caratteristiche deve avere un video?

Come spesso accade, dipende da cosa stiamo pubblicizzando, infatti, per esempio se stiamo sponsorizzando un ristorante, potrebbe avere senso pubblicare un video dello chef che prepara il piatto fuori menù della serata. 
L’unica cosa certa però è cosa non deve avere un video, ovvero la lunghezza. Un video troppo lungo e magari con un ritmo basso, non farà avvicinare il cliente, ansi al contrario lo annoierà perdendo effetto sullo spettatore. Di conseguenza il consiglio che mi sento di dare è di fare un video con ritmo, che regala un momento di svago alle persone e che non duri più di 15/20 secondi, considerando però che quelli veramente importanti sono i primi 3 secondi. Proprio in questi primi secondi ci si giocherà tutto, in quei secondi l’utente deciderà se vedere ancora il video o se scrollare.

In conclusione il solito consiglio, studiare la voce insight riguardo i video che hanno attratto più visite, capite il motivo per cui è piaciuto e continuate su quella strada.

A rileggerci!

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Hai mai studiato la voce “post” degli insight?

No, non sarà un semplice "post"!

Girando tra le voci dell’ insight di Facebook, c’è una voce molto interessante che spicca tra le altre ovvero “Post“. E’ una voce che si ricollega a doppio filo con la “persona” di cui abbiamo parlato la scorsa settimana. 

La Voce “Post”

“Post” ci fornisce alcune informazioni necessarie per capire ancora di più la “persona”, ovvero ci dice in quali giorni i nostri like sono connessi, ed in quei giorni, in quale orario sono più attivi. 
Queste prime informazioni sono interessanti per vari motivi che adesso andremo ad approfondire. 

Prendiamo spunto dall’ultimo articolo
Partiamo dal presupposto che conosciamo età e sesso dei nostri followers grazie alla voce “persona”, tramite la voce “Post” riusciamo ad avere informazioni sui giorni e orari in cui le persone che ci seguono si collegano sui social. Interpretando questo dato riusciamo a carpire se sono persone che lavorano durante la giornata, oppure se sono neo mamme che sono sveglie la notte per via dei bimbi piccoli, oppure se sono studenti che si collegano dopo una lezione universitaria. 
In sostanza, con la somma delle voci “persona” e “post” iniziamo a delineare in modo concreto e pertinente le sagome dei nostri likes.

Ciò a cosa ci serve?
Supponiamo di avere un pubblico con questo identikit:

– uomo;
– età compresa tra i 24 e 34 anni;
– residente nella nostra Città;
– che si collega nella maggior parte dei casi domenica alle 15.

Questi dati ci permettono di capire, che il soggetto del nostro studio, verosimilmente non è a lavoro, potrebbe essere a prendere un caffè, in un bar della nostra Città, magari con amici e che potrebbe star a discutere di calcio. 

Ma quindi praticamente come lo pensiamo il post?
Questa linea potrebbe portarci a costruire un post che per attirare l’attenzione, ha come immagine quella di amici che bevono un caffè in piazza mentre parlano, o che vedono una partita in tv e che magari potrebbe avere nella sua frase intercalari tipici della città in cui si vive.
Con le informazioni che ricaviamo dagli insight siamo in grado di interagire nel modo più opportuno con in i nostri utenti.
Tale metodologia di lavoro, ci aiuta ad essere vicini, all’utente della nostra pagina, permette di dargli del tu, di essere estremamente confidenziali, quasi come fossimo amici.

Perchè ci interessano le interazioni al post?
Ulteriormente a questi dati, nella voce “Post” dell’insight di Facebook, abbiamo uno spazio dove sono elencati tutti i post pubblicati, con le relative interazioni che ogni singolo post ha ottenuto. Questa è l’ulteriore miniera d’oro che Facebook ci mette a disposizione nella voce che stiamo analizzando nel presente articolo. 

Con tali dati riusciamo a capire i gusti dei nostri utenti, cosa piace leggere e cosa, invece, non attira la loro attenzione, insomma, passo dopo passo riusciamo ad essere sempre più convincenti.
Tale percorso di studio, ovviamente, potrebbe portare a degli errori, ma solo attraverso quegli errori riusciamo a capire cosa realmente piace alle persone che seguono la nostra pagina.

Come possiamo notare all’interno degli insight, abbiamo tantissimi dati che ci permettono di essere attraenti agli occhi dei nostri lettori.

A rileggerci!

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